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martedì 20 maggio 2014

ELEZIONI EUROPEE 25 MAGGIO 2014: NOI SIAMO CON L'ALTRA EUROPA

Il 25 maggio 2014 sarà una data fondamentale per il futuro dell'Europa.

I 500 milioni di cittadini europei saranno chiamati a rinnovare il Parlamento Europeo e a indicare il prossimo Presidente della Commissione Europea.

Si trattaerà di scegliere se continuare con le politiche di austerità volute dalle banche e dai poteri finanziari che stanno mettendo in ginocchio milioni di cittadini, se cedere alla rabbiosità demagogica di chi vorrebbe cancellare l'Unione Europea e relegare i Paesi del continente ad un ruolo subalterno di fronte al resto del mondo, oppure se imboccare una strada diversa, che riporti le esigenze delle persone al centro dell'azione politica.

Da una parte ci sono il Partito Socialista Europeo di Schulz (appoggiato in Italia dal PD) ed il Partito Popolare Europeo di Juncker (appoggiato in Italia da Forza Italia, Nuovo Centro Destra etc.) e le larghe intese che riproporranno in Europa; dall'altra ci sono gli euroscettici come la Lega Nord ed il Movimento 5 Stelle, che non hanno reali proposte, ma solo grossolane critiche nei confronti dell'Euro e dell'Unione.

E poi c'è la vera ed unica novità, l'unica forza politica che abbia un reale programma per l'Europa e che si batta per costruire l'Europa dei Popoli anziché l'Europa delle banche: è la Sinistra Europea, che candida alla presidenza il leader greco di Syriza, Alexis Tsipras, ed in Italia è appoggiata dalla Lista L'Altra Europa con Tsipras, promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati partitici, che candida persone, anche con appartenenze partitiche, che non hanno avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio.

Secondo i sondaggi e gli analisti, la Sinistra Europea si avvia a diventare la terza forza dopo socialisti e popolari (con circa 54 seggi) con reali possibilità di influire positivamente nella politica continentale dei prossimi anni. L'Altra Europa può fornire un importante contributo a questo risultato.



Alba Martesana condivide le proposte de L'Altra Europa con Tsipras che, comprendono, tra le altre cose:
  • una immediata fine dell’austerità e una conferenza del debito europeo per ristrutturarlo e riplasmare il residuo nel tempo;
  • l’espansione dei prestiti alla piccola e media impresa;
  • la sospensione del nuovo sistema fiscale europeo (il fiscal compact e derivati);
  • la riforma delle politiche dell’immigrazione;
  • una vera e propria banca europea che possa stampare moneta da prestare agli stati, invece che ai soggetti privati come succede ora, al fine di favorire gli investimenti come fa la Federal Reserve negli Stati Uniti;
  • la riconversione ecologica del modello produttivo e la lotta alla disoccupazione;
  • una legislazione Europea che renda possibile tassazione delle attività finanziarie e imprenditoriali offshore.

    Anche noi vogliamo un Europa dei Popoli, dell'ambiente, della cultura, dell''uguaglianza, dell'integrazione, dei diritti, del lavoro. Vogliamo un'Europa che metta #primalepersone.

    Per questo, il prossimo 25 maggio vi chiediamo di dare fiducia ad Alexis Tsipras come candidato alla Presidenza della Commissione Europea, e di votare per L'Altra Europa con Tsipras.

    Per informazioni: www.listatsipras.eu/
    Per le domande più frequenti: TsipFAQ


giovedì 25 luglio 2013

LA NUOVA SINISTRA

Una forza di sinistra fuori e contro il Pd – Alfonso Gianni (Il Manifesto)


25/7/2013
L’azione dal basso non basta, troppi cantieri mai aperti, serve un’assunzione di responsabilità. E da Messina, con l’elezione del nuovo sindaco, arriva un segnale.
Può succedere persino che un dibattito finora insabbiato nelle speculazioni sulle quotidiane interviste di Matteo Renzi o le facete proposte di congressi paralleli e convergenti fra grandi e piccole forze di una coalizione che dopo avere perso di fatto le elezioni si trova divisa fra governo e opposizione – pessimo oltre l’immaginabile il primo quanto inadeguata la seconda, se non altro per mancanza di insediamento sociale, si pensi solo all’astensionismo – riceva improvvisamente una scossa da nuovi fatti e argomenti. Quando succede non bisogna perdere l’occasione per tentare di rivivificare una sinistra d’alternativa che pare anch’essa “in sonno”.

Mi riferisco ad esempio all’esito di un’elezione paradigmatica, quella di Messina, su cui così poco si è ragionato. Ed è un peccato perché non si tratta di una tarda propaggine dei successi elettorali, alcuni già un po’ ingialliti, di Milano, di Genova, di Cagliari o di Napoli, ma di un risultato nuovo e originale, costruito completamente al di fuori del quadro politico dato e fondato sulla capacità di aggregazione dei movimenti, delle loro nuove pratiche di democrazia diretta, o, meglio, deliberativa e delle intelligenze politiche presenti al loro interno.



Sull’altro lato, quello del dibattito vero è proprio, si collocano con evidenza la discussione promossa da un supplemento all’ultimo numero di Micromega e due articoli pubblicati su questo giornale (Marco Revelli e Giorgio Airaudo in coppia con Giulio Marcon). Tutti questi hanno un tratto comune che va valorizzato: l’obiettivo della costruzione di una nuova soggettività politica della sinistra in connessione con lo sviluppo della sinistra diffusa nella società.

Se il tentativo di Micromega si era risolto con un mezzo insuccesso, secondo la severa autoanalisi dello stesso Paolo Flores d’Arcais, non era però trascorso invano, visto che nella sostanza soprattutto l’articolo di Revelli ne riprende i temi. In particolare quello della insufficienza di una azione dal “basso” e della necessità di un ente “catalizzatore”, ovvero «di qualcuno – un gruppo di donne e di uomini – che dall”alto’ dia un segnale con pochi semplici denominatori comuni», dalla difesa intransigente della Costituzione, al primato del lavoro, passando per la difesa dei beni comuni, per imporre all’Europa un cambio radicale della sua politica economica e al nostro paese una bonifica politica e morale.

Un compito tanto più urgente se si registra che anche Casaleggio, il guru di Grillo, prevede rivolte per autunno (c’è solo da stupirsi che non ci siano state finora) e queste rischiano di consumarsi in esplosioni isolate se non incrociano almeno un abbozzo di forza alternativa dotata di un programma e di una ferma determinazione di radicale cambiamento.

Una discussione di questo genere non può venire isolata in un resort, ma tanto meno lasciata all’equivoco delle primarie o delle tante promesse di cantieri della sinistra che mai si aprono e tantomeno si chiudono con un qualcosa di fatto. C’è bisogno di un’assunzione di responsabilità di quel quadro pensante, diffuso e privo di contorni partitici, ma pure esistente e resistente, intrecciato con esperienze di movimento, di ricerca intellettuale, di militanza sindacale, di costruzione di nuovo senso di sinistra nella società.

Non saprei dire quale è il numero delle questioni da porre per dare concretezza ad una simile discussione. Probabilmente più delle quattro cui fanno riferimento Airaudo e Marcon. Ciò che conta è il punto di partenza e la linea di direzione verso un possibile approdo, pur da verificare e rettificare quanto si vuole strada facendo.

La premessa non può non essere che la constatazione della morte dell’attuale centrosinistra. L’operazione è cominciata con il governo Monti, contando già su solide premesse; è stata ispirata, sostanziata e guidata dalle scelte della nuova governance europea; è approdata a «quell’odore marcio del compromesso» di cui ha scritto Barbara Spinelli, che è tale proprio perché a lungo covato. Solo il non esito, questo difficilmente prevedibile, delle ultime elezioni politiche ha fatto sì che Sel, contrariamente alla retorica governista sviluppata negli ultimi tempi, si trovasse all’opposizione e il Pdl per intero al governo.

Ma la Grosse Koalition non è un’invenzione dell’ultima ora. Parafrasando Giulio Bollati – quando parlava del fascismo, che è cosa diversissima, per dire che non era improvviso né imprevedibile – «il fenomeno può essere condensato in una formula: nulla è (nelle larghe intese) quod prius non fuerit nella società, nella cultura, nella politica italiana, tranne che (le larghe intese) stesse» da almeno 25 anni a questa parte. Infatti questa forma di governo a-democratica, prima ancora che tecnocratica, è la più congrua al capitalismo finanziario nel quadro europeo.

Il Pd è diventato il pivot di questa politica. Non ha senso proporsi di modificarlo all’interno (oltretutto tutti lavorano per Renzi) né attenderne la possibile implosione. Il “campo del cambiamento” va organizzato fuori e contro. La caduta del governo Letta è il primo compito di un’opposizione di sinistra che si rispetti e non può essere messo in ombra da calcoli congressuali. Se entro l’anno si giungesse a una grande manifestazione nazionale contro il governo, capace di raccogliere tutte le forze che ad esso si oppongono, questo sarebbe l’unico modo per cambiare tutte le agende politiche.

Coerentemente lo sbocco europeo deve essere ricercato nel campo della sinistra di alternativa su scala continentale. Serve una campagna di massa, capace di unire i temi della concreta sofferenza sociale con le cause che la provocano e che stanno nelle politiche di austerità di Bruxelles, ma a questa non si potrà poi dare una rappresentanza politica scelta nell’ambito di quel socialismo europeo che, a partire dalla Germania, si attrezza a essere garante di quelle politiche.

Le possibilità vanno raccolte da subito senza timidezza o pretese di primogenitura, ma avendo il coraggio di produrre scelte di campo nette e riconoscibili.

Per leggere l'articolo sul sito di Alba Nazionale clicca qui


martedì 11 giugno 2013

LA DEMOCRAZIA STA TORNANDO

La Democrazia sta tornando. Ma non perché il centrosinistra ha vinto le elezioni amministrative. Anzi, la Democrazia sta tornando nonostante il centrosinistra!

Ce lo spiega Andrea Bagni nel testo che abbiamo trascritto qui di seguito, e ne parliamo a Bari i prossimi 14 e 15 giugno. Vi aspettiamo.


Perché "La democrazia sta tornando"

Nel Cile del 1988 Pinochet sfida con un referendum il popolo a decidere sulla continuità del suo regime. Mi volete ancora per otto anni oppure no. Ce l'avete il coraggio? La sicurezza, l'economia distruttiva e vincente del neoliberismo rampante, da una parte. Il rischio del caos, il “ritorno del comunismo”, le file ai negozi, la fame, dall'altra. E lui che si mostra paterno in televisione, senza divisa militare, circondato da bambini, come un vecchio padre. Il suo apparato politico-militare pronto a terrorizzare, violentare, organizzare brogli per vincere. Partecipare al referendum voleva dire anche rischiare di stare al suo gioco, di un progetto truccato in partenza, utile solo a legittimare la continuità del regime. La battaglia per il NO però si fa lo stesso e la racconta il film di Pablo Lorrain I giorni dell'arcobaleno. Il Cile è un disastro di violenza e sopraffazione, ma ci sono quindici minuti di televisione a disposizione delle opposizioni. Divise. Si potrebbe concentrare l'attenzione sui torturati, gli scomparsi, l'ingiustizia dei privilegi, le donne e gli uomini feriti nell'anima e lasciati ai margini di tutto. Però la campagna per il NO sarà una geniale imitazione-rovesciamento della comunicazione pubblicitaria di massa. Quella finta che serve a vendere prodotti fasulli. Non va bene lamentarsi e basta, mostrare corpi massacrati, volti sanguinanti, povertà dei sobborghi. C'è altro che può accendere passioni e speranze. Da dentro l'incubo di un regime sanguinario lo slogan sarà, L'allegria sta tornando. La fine del regime sarà anticipata, già come vissuta, raccontata da immagini di gioia, di festa popolare, di vittoria. Mobilitante è la speranza, la certezza politica della liberazione. Anche dal fondo dell'abisso della repressione e dell'ingiustizia. Un abisso anche noi qui lo vediamo da vicino – fatto di crisi devastante del tessuto culturale e sociale, della partecipazione politica, delle relazioni fra società e istituzioni, dei rapporti umani con la natura. Neanche noi però siamo morti, soffocati e ammutoliti in quel baratro. Siamo vive e vivi. C'è altro fuori le mura dei palazzi del potere - castelli kafkiani che si puntellano in grandi alleanze per resistere allo tsunami del vuoto che li circonda, del deserto di fiducia e di voti che li travolge. Fuori si può anche costruire altro. Essere altro. Allora anche noi possiamo dire, guardando l'abisso ma senza sprofondarci tristemente  rassegnati, La democrazia sta tornando. Viene da un'altra parte e va da un'altra parte. Ma torna. (Andrea Bagni) dal sito internet di Alba Nazionale http://www.soggettopoliticonuovo.it/


lunedì 10 giugno 2013

INCONTRO NAZIONALE DI A.L.B.A. -. BARI, 14 e 15 GIUGNO 2013

INCONTRO NAZIONALE
BARI,
VENERDÌ 14 giugno 2013, 
ore 18.00-21.00
SABATO 15 giugno 2013, ore 9.30-17.00
Che cosa possiamo mettere in atto, e con quali strumenti, per ricostruire la democrazia in Italia e in Europa, nel tempo del “pilota automatico” e del governo “delle larghe intese”? Come dare una prospettiva politica ed eventualmente anche elettorale ai vari livelli, a quel vasto mondo DEMOCRATICO che desidera con forza un’alternativa di società e che continua a non essere rappresentato, neanche da Grillo come l’ultimo esito amministrativo con chiarezza dimostra?
“Lontano dalle mura di Bisanzio”, dai giochi di quello che fu il progetto del centrosinistra, ma con le donne e gli uomini colpiti dalla crisi e in cerca di un’altra politica, fondata sulla partecipazione e l’affermazione dei diritti, contro il disegno presidenzialista e autoritario che avanza e per un’economia che dia risposte ai bisogni di giustizia ambientale e sociale e non alla finanza. Non siamo stanchi di cercare ancora: per questo t’invitiamo ad essere con noi a Bari per discutere e agire insieme!
Saranno presenti
Marco Revelli, Argiris Panagopoulos, Guido Viale, Giuliana Beltrame, Ugo Mattei, Francesco Ciccio Auletta, Francesca Picci, Alfonso Gianni, Guglielmo Minervini, Rosangela Paparella, Gianni Rinaldini, Sergio Labate,  Roberto Musacchio, Carlo Formenti, Chiara Giunti, Riccardo Rossi, Lorenzo Marsili, Simona Repole, Michele De Palma, Giuseppe De Marzo, Teresa Masciopinto, Emmanuele Curti, Gildo Claps,  Chiara Candela, Daniela Passeri,  Anna Picciolini, Roberto Ciccarelli, Monica Del Maso, Barbara Pettine, Claudio Riccio, Marida Leuzzi, Margherita Ciervo, Francesca Tosto, Francesco Sciacovelli, Federico Cuscito, Massimo Torelli
Contributi video di:Luciano Gallino, Gaetano Azzariti, Cecilia Strada, Maurizio Landini

AUTOFINANZIAMENTO
L’autofinanziamento è l’unica cosa che ci permette di andare avanti quindi sia che veniate o no a Bari, vi chiediamo di darci un contributo, per quanto piccolo.
Tramite Bonifico Bancario
Per i bonifici: IBAN: IT67G0501804000000000145864
per bonifici dall’estero è necessario anche il BIC: CCRTIT2T84A
Denominazione/Ragione Sociale (intestazione): ‘ALLEANZA PER IL LAVORO, I BENI COMUNI E L’AMBIENTE-A.L.B.A.’
trovate tutto le info relative all’autofinanziamento a:
http://www.soggettopoliticonuovo.it/organizziamoci/autofinanziamento/
ALBA-soggetto politico nuovo- Alleanza Lavoro Beni comuni Ambiente