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mercoledì 18 settembre 2013

26 SETTEMBRE 2013, BELLUSCO: INCONTRO PUBBLICO SUL CONSUMO DI TERRITORIO

Negli scorsi mesi ci siamo occupati della questione del centro sportivo che l'Amministrazione Comunale di Bellusco vorrebbe costruire su un'area verde, e che ha sollevato le proteste del locale Comitato per l'Ambiente ed il Territorio (leggi l'articolo cliccando qui).

Nel periodo trascorso da allora, il dibattito è andato avanti e nelle prossime settimane ci sarà un'importante occasione di confronto su questo argomento.

Infatti, per la data del 26 settembre 2013, alle ore 21.00, presso la  corte dei frati, a Bellusco è indetta un'assemblea pubblica per parlarne. L'evento è organizzato dal Comitato, in collaborazione col Forum italiano dei movimenti per la Terra e il paesaggio e con la partecipazione dell'Amministrazione Comunale di Bellusco, di Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia, e di Fabio Corgiolu in rappresentanza del Forum.


Tutti i cittadini sono invitati a partecipare.



In preparazione della serata, trascriviamo qui di seguito il carteggio intercorso fra l'Amministrazione Comunale di Bellusco ed il Comitato, in modo da fare il punto della situazione.





CRONISTORIA



Il 16 maggio 2013, il Comitato ha spedito a vari cittadini di Bellusco la propria petizione "CENTRO SPORTIVO", il cui testo è il seguente:


SALVIAMO IL PAESAGGIO!
ATTENZIONE: RISCHIAMO DI PERDERE UN’ALTRA FETTA DI TERRITORIO AGRICOLO E NATURALE

Ci risiamo: l’Amministrazione comunale ha bandito un concorso d’idee, per destinare una vasta area a est del paese a sport e tempo libero, con strutture sportive/di servizio e di ristoro/soci per il tennis (6ooo mq), con la possibilità di “futuri sviluppi di pianificazione urbanistica con finalità pubbliche” e di “un’attività economica che possa garantire la copertura dei costi di manutenzione/gestione dell’area”.
L’Amministrazione non vuole prendere in considerazione il fatto che il consumo forsennato di suolo sta mandando allo sfascio il settore agricolo e che nelle aree già pubbliche sarebbe necessario il verde naturale, un bosco in città che tuteli i due importanti corridoi ecologici a ovest della stazione di trasferimento e l’area di rispetto del pozzo di via Dolomiti, come prevede la normativa. Il nostro strumento urbanistico proclama la tutela della biodiversità, ma il verde previsto nel bando di concorso è attrezzato, con un prato fruibile in caso di spettacoli/eventi sovracomunali (che richiedono strutture), con servizi e parcheggi.

Inoltre, nel testo della convenzione tra l’amministrazione Comunale e la società gestore dei campi di calcio, viene scritto che la gestione prevede: “concimazione periodica; trattamento antigerminante e diserbante selettivo”; non propriamente corretto in un’area già in elenco dei comuni ricadenti in aree designate come vulnerabili da nitrati di origine agricola e da nitrati di origine prevalentemente civile.
Data la scarsa e calante richiesta di mercato, non si capisce perché l’Amministrazione continui a offrire aree di edificazione sovrabbondanti, come dimostra l’eccesso di unità abitative, commerciali e industriali vuote e invendute. Oggi nell’edilizia vengono investiti soprattutto soldi sporchi da riciclare.
Oltre un anno fa, il Forum Nazionale dei Movimenti per la Terra e per il Paesaggio ha chiesto a tutti i Comuni italiani di censire i vuoti, la cui conoscenza è assolutamente necessaria per una corretta pianificazione urbanistica, ma la nostra Amministrazione non ha risposto, come non aveva risposto alle nostre identiche richieste presentate nel 2009.
CHIEDIAMO
di colpire fiscalmente le unità vuote, per indurre i proprietari a mettere in vendita o in affitto le unità immobiliari, evitando di rovinare altri suoli agricoli;
di ripristinare l’uso agricolo per le aree di edificazione che non sono state richieste, come ha fatto il Comune di Cesena;

di non realizzare il centro sportivo di via Adamello, ma di realizzare qualche campo da tennis sul campo di calcio di via Pascoli, ottimizzando l’esistente;
di coinvolgere l’opinione pubblica sulla proposta di crescita zero (consentendo però piccoli adeguamenti);

di inserire l’area di Camuzzago e quella cimiteriale nel Parco del Rio Vallone. Se il verde dell’area cimiteriale è definito strategico dal Piano di Governo del Territorio (PGT), perché non è tale anche quello dell’area di Camuzzago, indispensabile per il corridoio ecologico est-ovest?

di tutelare in modo certo l’area di salvaguardia del pozzo di via Dolomiti.

Il 17 maggio la risposta dell'assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Bellusco, arch. Stucchi:

Leggo con un certo stupore, determinato dai toni e dal contenuto, della petizione di cui mi avete mandato una copia.

Ogni soggetto politico imposta la propria azione come ritiene più opportuno, ma penso che l’Amministrazione comunale di cui faccio parte non si sia mai sottratta a richieste di confronto anche pubblico.

Essendo stato messo in copia a questa comunicazione ed essendo l’assessore ai lavori pubblici di quest’Amministrazione mi sembra doveroso esprimere le mie considerazioni.
Innanzitutto il tono.

“Ci risiamo: l’Amministrazione comunale ha bandito un concorso d’idee … “ poiché è il primo concorso d’idee su quest’area, mi sembra che la prima obiezione sia contro lo strumento del concorso d’idee in sè. Sono invece convinto che questo sia uno strumento utile e positivo. E’ stato utilizzato per il progetto della piazza, e recentemente per il progetto di massima dell’area “campus” e ora per l’area a verde ricreativo e sportivo a est del paese. Lo strumento permette ai progettisti di esprimersi più liberamente e con maggiore creatività senza il pesante vincolo di un preciso operatore di mercato, permette alla pubblica amministrazione di inquadrare i singoli interventi in un progetto territoriale più ampio, permette alla pubblica amministrazione di avere maggiori strumenti di valutazione per la propria programmazione e anche nelle trattative di compensazione con gli operatori privati. La formula scelta che non prevede l’assegnazione dell’incarico al vincitore permette all’Amministrazione di fare una successiva sintesi delle varie proposte.

“L’Amministrazione non vuole prendere in considerazione il fatto che il consumo forsennato di suolo sta mandando allo sfascio il settore agricolo”, non capisco da cosa si deduce che “non si voglia prendere in considerazione”. La partecipazione di quest’Amministrazione e di quelle precedenti, negli ambiti in cui si è affrontato questo tema è sempre stata attiva e propositiva orientata alla concreta fattibilità delle proposte: dalla creazione del PLIS del Rio Vallone all’attuale discussione sul PTCP. Sul merito della situazione dell’agricoltura nella nostra zona ho una mia opinione che esprimo più avanti.
“… non si capisce perché l’Amministrazione continui a offrire aree di edificazioni sovrabbondanti, …” Anche in questo caso non capisco quel “continui a offrire” a quali atti di quest’ Amministrazione si fa riferimento? Nel PGT vigente c’è in pratica una sola area di espansione residenziale che è quella attigua a quella oggetto del concorso.

Nel merito
Il concorso d’idee sollecita il senso civico dei progettisti a confrontarsi con il tema della progettazione paesaggistica di un parco pubblico destinato ai cittadini per il tempo libero organizzato e non organizzato, esteso a tutta l’area libera a est del paese fino ai propri confini. L’area è di 379.500 mq di cui circa 24.000 già utilizzati per parcheggi e campi sportivi, l’ipotesi è che si possano aggiungere a questi altri 6.000 mq per attività sportive e urbanizzazioni varie, portando l’area non naturalistica a circa 30.000 mq pari a circa l’8% di tutta l‘area, il restante 92% dell’area sarà area naturalistica da utilizzare per il tempo libero. All’interno di quest’area si pensa possa trovare spazio magari un anfiteatro naturale per un concerto all’aperto o per un’associazione che voglia organizzare una festa temporanea, nella tipica tradizione dei parchi extraurbani. Il fatto di prevedere questa possibilità nella progettazione del parco dovrebbe evitare quei conflitti tipici tra parco e attività ricreativa che caratterizza soprattutto i parchi storici.

Dopo la valutazione dell’apposita commissione che ha il solo scopo di assegnare i riconoscimenti ai partecipanti, tutti i cittadini potranno vedere discutere e valutare se i 38 progetti che ci sono arrivati soddisfano questi criteri e tutti gli altri previsti nell’art. 3 del bando che riproduco qui di seguito.

Art. 3 Tema del concorso
Il presente concorso prevede di individuare le soluzioni morfologiche urbane ottimali per:
• realizzare un’area destinata allo sport e al tempo libero (priorità 1);
• costituire una riserva di aree verdi di proprietà pubblica a completamento e ridefinizione del margine del tessuto urbano, finalizzata alla realizzazione di servizi, pur con l’obiettivo di preservarne la naturalità (vedi DdP 22.0 – direttiva 10);
• contribuire ulteriormente a garantire il mantenimento del corridoio primario della rete ecologica, indicato nel PTCP della Provincia di Milano (Rif. PGT di Bellusco, DdP 3.0 “Inquadramento Urbanistico Territoriale PTCP”, Estratto tavola 7 “Ambiti destinati all’attività agricola”) (priorità 2), e PTCP della Provincia Monza e della Brianza adottato, Tav.6a “Progetto di tutela e
valorizzazione del paesaggio”;
• creare una permeabilità e una connessione tra l’area di nuova acquisizione (AC14) e le attuali proprietà del Demanio Comunale, che permetta l’integrale saldatura delle stesse per eventuali futuri sviluppi di pianificazione urbanistica con finalità pubbliche (priorità 1);
• realizzare un ingresso a valenza simbolica che rappresenti “la porta” dell’intero ambito e l’accesso alla rete di sentieri del parco Rio Vallone (priorità 1);
• creare parcheggi atti ad accogliere la diversa utenza e che possano garantire l’accessibilità anche nel rispetto della normativa di riferimento delle attività sportive insediate e/o insediabili (priorità 1);
• insediare strutture per lo sport integrate con quelle esistenti e nel rispetto delle aree abitate limitrofe (priorità 1);
• prevedere strutture sportive e/o di servizio caratterizzate da scelte architettoniche atte a determinare un equilibrato rapporto con le aree non edificate e/o a verde (priorità 1);
• progettare ogni elemento (edificio o area o struttura) nel rispetto della sostenibilità ambientale (riduzione dei consumi energetici, produzione energetica da fonti rinnovabili, riutilizzo e riciclo, materiali eco-compatibili, ciclo dell’acqua) (priorità 1);
• ideare ampi spazi a verde (prato) utilizzabili per attività libere e, alternativamente, finalizzati ad accogliere eventi anche di valenza sovra comunale (priorità 2);
• realizzare un centro per il gioco del tennis su un area di circa 6.000 mq, con strutture mobili di copertura dei campi, un’area ristoro in uso esclusivo per i soci e non aperto al pubblico, parcheggi di corrispondenza. Il centro dovrà sorgere a ovest dell’area, vicino alle strutture sportive destinate al gioco del calcio già presenti, e il disegno dello stesso dovrà garantire un ridotto impatto paesistico e un “dialogo” visivo armonico con l’area non occupata da strutture (priorità 1);
• disegnare un percorso vita attrezzato aperto al pubblico (priorità 2);
• prevedere la possibilità di insediare un’attività economica che possa garantire la copertura dei costi di manutenzione/gestione dell’area (priorità 2);
• progettare recinzioni esclusivamente a protezione delle aree sportive e/o degli edifici (priorità1);
La questione agricoltura è complessa; da almeno un paio di secoli in tutta “l’alta pianura asciutta” sta vivendo profonde trasformazioni che ne evidenziano la crisi di ruolo. Anche l’ultima trasformazione che ci ha regalato una bellissima fioritura di un giallo intenso nel mese d’aprile, dei campi di colza è il tentativo di trovare nell’assistenzialismo delle politiche europee un ruolo economico di questo settore nella nostra zona. L’agricoltura nella nostra zona ha perso da tempo il connotato di un’attività ecologica. Certo si può fare un’agricoltura diversa, senza prescindere però dalle condizioni naturali del suolo. L’area che con questo intervento si va a sottrarre all’agricoltura è la meno adatta per le attività colturali. Prima che la contingenza internazionale dalla metà del XVIII secolo imponesse l’agricoltura cerealicola intensiva nella nostra zona, questa era un’area di brughiera e boschi, a quella versione aggiornata si potrebbe andare.

Per quanto riguarda il dato sulle case sfitte, gli uffici comunali non hanno la possibilità di incrociare le diverse banche dati dei vari enti che soli potrebbero dare risultati significativi, la percezione è che non sia un dato estremamente significativo per il Comune di Bellusco e non si sono investite energie su questa ricerca, se altri soggetti hanno la possibilità di fare questa ricerca con risultati diversi l’Amministrazione è pronta a riconsiderare la questione.

In merito alle richieste:

Per quanto riguarda la politica fiscale sulla casa siamo tutti in attesa di capire quali saranno gli spazi di decisione per gli enti locali. Con riferimento all’IMU però siamo intervenuti al contrario, allegerendo e non aggravando la posizione di alcune case sfitte di proprietari che per esempio risultavano aver trasferito il domicilio nella casa di cura dove erano ricoverati. Bellusco non è caratterizzata dalla presenza significativa di grandi patrimoni immobiliari.

Il ripristino delle aree non utilizzate se risolto dalle controversie giudiziare, ma anche amministrative (bisogna restituire l’IMU pagata?) saranno oggetto della revisione del PGT, a sua volta prevista nel 2015.

L’ottimizzazione delle aree di via Pascoli passa per un decongestionamento delle attività previste in quell’area e, ancora una volta, a un utilizzo libero e pedonalizzato delle aree che si potranno liberare. Anzi, col senno di poi, mi sento di ammettere che non siamo stati sufficientemente coraggiosi in quest’opera di decongestionamento.

Sulla crescita zero, disponibile a parlarne e valutare cosa è concretamente fattibile.
La tutela del verde non passa solo dai PLIS (anzi piuttosto deboli). Penso che il perimetro del parco debba mantenere una certa continuità senza soluzione di continuità.

Mi scuso per la lunghezza delle mie osservazioni ma, cercando di essere chiaro, non sono riuscito a sintetizzare oltre.

Non mi ci metto oltre ad elencare tute le azioni concrete che questa Amministrazione, anche in continuità con quelle precedenti, ha messo in atto in campo ambientale e di tutela del territorio, trovando sempre la disponibilità dei cittadini e delle associazioni.

Nella consapevolezza che questa Aministrazione non si è mai sottratta a momenti di confronto e nella convinzione che il confronto è efficace nel momento in cui lo si cerca, ribadisco la disponibilità ad un confronto nel merito sui temi in oggetto.

Successivamente, il Comitato ha inviato all'Assessore la risposta che è riportata qui sotto:

Caro Francesco,

innanzitutto ti ringraziamo per la risposta, che è l’unico segnale pervenutoci dall’Amministrazione dal febbraio 2009, quando presentammo le osservazioni al Piano di Governo del Territorio (PGT). Anche la nostra petizione dello scorso anno, corredata di solo 44 firme e analoga a questa, non ha prodotto nessun risultato. Per quanto riguarda il tono, quando presentammo la proposta di crescita zero, in una delle assemblee preparatorie al PGT, l’attuale sindaco la definì stalinista, mentre Massimiani ci accusò di voler impedire che le coppie facessero figli. Tieni presente che noi abbiamo partecipato solo in nome di un interesse collettivo, magari interpretato male, mentre i pochi altri presenti seguivano esclusivamente il loro interesse personale. Le osservazioni al PGT non ricevettero nessun commento dell’Amministrazione. 

In Consiglio comunale l’architetto Pozzi le liquidò dicendo che non avevano la formulazione specifica delle osservazioni e che erano di taglio troppo generale. Da un tecnico potremmo anche accettare questa risposta, anche se facciamo notare che avevamo speso circa 7 mattinate di analisi delle tavole e che avevamo trovato dei copia incolla con cui l’architetto aveva malamente trasportato in quel di Bellusco un PGT che aveva evidentemente fatto per qualche comune montano. Avevamo anche individuato numerosissimi errori nelle tavole e delle contraddizioni clamorose fra il vecchio piano regolatore e il PGT, sia nella dimensione del territorio comunale, sia soprattutto nel consumo di suolo, che era passato dal 36,67% al 29%, ma l’architetto si guardò bene dal ringraziarci per il lavoro svolto e presumiamo che gli errori (errori?) siano ancora lì, con buona pace del principio d’identità del povero Aristotele. La maggioranza però, avrebbe dovuto almeno concederci un incontro e spiegarci perché, politicamente, riteneva impraticabili le nostre proposte (per la crescita zero avevamo anche fornito documentazione del Comune di Cassinetta di Lugagnano, che le aveva messe in pratica). Visto che stiamo recriminando sul passato, completiamo il quadro: nei due piani regolatori del 1990 e 1994 le previsioni demografiche erano clamorosamente sovradimensionate, ma nonostante le nostre proteste, restarono tali e quali, ovviamente perché servivano a dotare il paese degli edifici “necessari”. A posteriori, vedendo anche il numero delle unità abitative e dei capannoni vuoti, i protagonisti delle giunte di allora, in certi casi ancora sulla breccia, potrebbero, con un po’ di onestà intellettuale, ammettere che i vari Bordogna, Spiga, Dall’Osso e Dall’Asta avevano avuto ragioni da vendere. Dai 5950 abitanti del 1990 siamo passati a poco più di 7000 in 23 anni, mentre nel 1990 il PRG ipotizzava già 8000 o 9000 abitanti nel successivo decennio.

Dato il titolo della petizione, il nostro “Ci risiamo” è rivolto all’ennesimo consumo di territorio agricolo. Si è già dimenticato il centro sportivo di Camuzzago? Secondo i calcoli di Legambiente (associazione dialogante e moderata, non certo barricadera) nell’ultimo decennio sono stati cancellati 75 ettari di terreno agricolo, mentre con l’ampliamento del centro sportivo ne perderemo altri 30. Saranno pure adatti alla brughiera, come dice la tua istruttiva analisi, ma attualmente sono coltivati e comunque a noi la brughiera e i boschi piacciono tantissimo: fanno molto old England e potrebbero attirare turisti a Bellusco!

Quanto al concorso d’idee, hai dimenticato che il primo a proporlo a Bellusco fu Gennaro Bordogna e che noi non l’abbiamo mai contestato. Semplicemente va utilizzato per recuperare gli edifici vuoti, come l’area Bloch.

Nel PGT vigente le aree di trasformazione sono 14.

Evidentemente non cogli la differenza tra area naturalistica e verde pubblico attrezzato e questo spiega anche perché nella tua risposta non parli dei corridoi ecologici primari. La fauna selvatica è disturbata dalla presenza dell’uomo, da eventuali concerti rumorosi, dall’arrivo delle auto in occasione delle gare sportive e via dicendo. Un corridoio in mezzo alla brughiera va benissimo, un po’ peggio fra campi di pannocchie e decisamente male in una situazione come quella prevista dal bando di concorso.

Sulle case sfitte si gioca la partita più importante: i vecchi piani regolatori avevano il numero dei vani vuoti. Se ci riuscivano allora, perché il PGT non ci riesce più? E perché il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio ha lanciato la campagna nazionale “Salviamo il paesaggio” proprio per chiedere alle Amministrazioni di censire tutte le unità immobiliari vuote ai fini di una corretta programmazione urbanistica e per evitare il consumo di suoli vergini? Gli architetti e gli esperti del Forum sono così sprovveduti? Fra l’altro alcuni Comuni hanno risposto e compilato la modulistica. Se ci sono riusciti loro, perché non ci riesce anche Bellusco? Abbiamo comunque scritto al Forum (di cui il CTDA fa parte) per avere una risposta tecnica esauriente e appena arriverà te la gireremo con piacere.

Sulla politica fiscale non siamo certo noi che vogliamo punire gli anziani in casa di riposo o cura. Abbiamo semplicemente cercato di individuare una leva fiscale che possa indurre i proprietari di immobili vuoti a venderli o affittarli. La crescita zero ovviamente fa lievitare i prezzi del già costruito, dando un premio ai proprietari, non di rado immobilisti percettori di rendita che non lo meritano. La leva fiscale crea un equilibrio più giusto e corretto. Nell’”Agenda 2013” messa a punto da 7 associazioni ambientaliste, (tra cui WWF, Greenpeace, Legambiente, FAI e CAI) a pag. 8 si trova qualcosa di simile: “…intervenire fiscalmente per disincentivare il consumo di suolo e, al contrario, rendere fiscalmente vantaggiose le pratiche del riuso di suolo e della riqualificazione edilizia e urbana.” Seguono le proposte di contenere per via normativa il consumo di suolo e di penalizzare fiscalmente, in modo particolare, le aree esterne al già insediato.

L’immobiliare “Borgo” (non conosciamo il nome esatto) non è un’immobiliare abbastanza grande, in rapporto a Bellusco?

L’esempio di Cesena, risolto positivamente anche dal punto di vista normativo e amministrativo, può fare da battistrada: forse è sufficiente inviare una mail al sito del Comune per avere risposte sulla procedura da seguire.

Di decongestionare le aree di via Pascoli occupando altre fette di territorio son capaci tutti: il bravo amministratore è quello che sa risparmiare risorse, sia quelle economiche che i beni comuni, come il suolo.

Dopo le belle informazioni sull’agricoltura, la tua apertura al dibattito sulla crescita zero dimostra che da Francesco qualcosa di buono può sempre arrivare. Proponiamo senz’altro un’assemblea pubblica sul tema, che sta cominciando finalmente a suscitare interesse in alcune associazioni.

E’ vero che la tutela offerta dai parchi sovraccomunali è debole, ma è sempre meglio che niente, in quest’Italia che aggredisce anche i grandi parchi nazionali. La continuità territoriale del Parco è sicuramente un fattore di miglior gestione, ma allora perché non viene inserita l’area di Camuzzago, che garantisce la continuità e tutela due corridoi ecologici, fra cui quello importantissimo est-ovest? Prima del piano di recupero l’amministrazione diceva che non si poteva procedere senza conoscere l’assetto futuro dell’area, ma dopo che il piano è stato realizzato, quali sono i motivi che impediscono l’inserimento? L’abbiamo chiesto anche nelle osservazioni, ma non è arrivato uno straccio di risposta. E’ una richiesta troppo scomoda?

Nel campo ambientale, qualcosa di buono è stato fatto (ad esempio geotermico e solare), ma quanto a tutela del territorio i numeri parlano chiaro, anche se, nell’ambito della Brianza, l’Amministrazione di Bellusco non è stata fra le peggiori: non ha però voluto mai ammettere che la situazione è drammatica e che occorre una salvaguardia del territorio grintosa e addirittura arcigna, visto che la speculazione edilizia, spesso veicolata da capitali malavitosi, avanza alla velocità di 75 ettari al giorno (dato nazionale).

La nostra controdeduzione ha seguito passo passo la tua risposta, ma ci accorgiamo che hai dimenticato la questione dell’acqua potabile, bene comune per eccellenza, alla cui tutela hanno collaborato molti della mailing list interlocutrice, ai quali dovresti inviare una risposta in tempi brevi.


Questa raccolta firme, anche se forse fastidiosa per l’Amministrazione, è un’opportunità di crescita e partecipazione: conoscendoti, siamo certi che non vorrai sprecarla.

Per informazioni su Salviamo il Paesaggio: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/





mercoledì 22 maggio 2013

BELLUSCO: NO AL CENTRO SPORTIVO CHE SOTTRAE AREE VERDI

Come abbiamo scritto in precedenti articoli, la questione della tutela del territorio e della lotta al consumo di suolo è una delle priorità di Alba Martesana.

Per questo motivo, nel nostro territorio, siamo impegnati nelle varie lotte che hanno come scopo quello di contrastare la cementificazione e valorizzare il territorio ed il paesaggio come elementi fondamentali per il benessere degli esseri viventi e come base attraverso la quale introdurre un nuovo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale.



Appoggiamo quindi l'attività del Comitato che a Bellusco (MB) si è recentemente attivato per impedire che l'Amministrazione Comunale consumi delle aree verdi per realizzare un nuovo centro sportivo che alla città non serve.

Trascriviamo qui di seguito l'appello  lanciato dal Comitato (con relativa raccolta firme) nel pieno spirito della Mozione approvata dal Forum Salviamo il Paesaggio nell'Assemblea Nazionale del 4 maggio 2013 (ne abbiamo palato nell'articolo che puoi leggere cliccando qui).

Per informazioni, potete contattare il Comitato in occasione dei banchetti che organizza sul territorio di Bellusco, oppure scrivere a alba.martesana@gmail.com 



SALVIAMO IL PAESAGGIO!
ATTENZIONE: RISCHIAMO DI PERDERE UN’ALTRA FETTA DI TERRITORIO AGRICOLO E NATURALE

Ci risiamo: l’Amministrazione comunale ha bandito un concorso d’idee, per destinare una vasta area a est del paese a sport e tempo libero, con strutture sportive/di servizio e di ristoro/soci per il tennis (6ooo mq), con la possibilità di “futuri sviluppi di pianificazione urbanistica con finalità pubbliche” e di “un’attività economica che possa garantire la copertura dei costi di manutenzione/gestione dell’area”.

L’Amministrazione non vuole prendere in considerazione il fatto che il consumo forsennato di suolo sta mandando allo sfascio il settore agricolo e che nelle aree già pubbliche sarebbe necessario il verde naturale, un bosco in città che tuteli i due importanti corridoi ecologici a ovest della stazione di trasferimento e l’area di rispetto del pozzo dell’acqua potabile di via Dolomiti, come prevede la normativa. Il nostro strumento urbanistico proclama la tutela della biodiversità, ma il verde previsto nel bando di concorso è attrezzato, con un prato fruibile in caso di spettacoli/eventi sovracomunali (che richiedono strutture), con servizi e parcheggi.

Inoltre la convenzione tra il Comune e la società gestore dei campi di calcio prevede “concimazione periodica; trattamento antigerminante e diserbante selettivo”, nonostante la zona sia già classificata come vulnerabile da nitrati di origine civile e agricola e il campo sia a meno di 200 metri dal pozzo.

Data la scarsa e calante richiesta di mercato, non si capisce perché l’Amministrazione continui a offrire aree di edificazione sovrabbondanti, come dimostra l’eccesso di unità abitative, commerciali e industriali vuote e invendute. Oggi nell’edilizia vengono investiti soprattutto soldi sporchi da riciclare.

Oltre un anno fa, il Forum Nazionale dei Movimenti per la Terra e per il Paesaggio ha chiesto a tutti i Comuni italiani di censire i vuoti, la cui conoscenza è assolutamente necessaria per una corretta pianificazione urbanistica, ma la nostra Amministrazione non ha risposto, come non aveva risposto alle nostre identiche richieste presentate nel 2009.

CHIEDIAMO

di colpire fiscalmente le unità vuote, per indurre i proprietari a mettere in vendita o in affitto le unità immobiliari, evitando di rovinare altri suoli agricoli; di ripristinare l’uso agricolo per le aree di edificazione che non sono state richieste, come ha fatto il Comune di Cesena; di non realizzare il centro sportivo di via Adamello, ma di realizzare qualche campo da tennis sul campo di calcio di via Pascoli, ottimizzando l’esistente; di coinvolgere l’opinione pubblica sulla proposta di crescita zero (consentendo però piccoli adeguamenti); di inserire l’area di Camuzzago e quella cimiteriale nel Parco del Rio Vallone. Se il verde dell’area cimiteriale è definito strategico dal Piano di Governo del Territorio (PGT), perché non è tale anche quello dell’area di Camuzzago, indispensabile per il corridoio ecologico est-ovest?
di tutelare in modo certo l’acqua potabile.

Bellusco, maggio 2013




SALVIAMO IL PAESAGGIO, DIFENDIAMO I TERRITORI - RILANCIAMO LA MOZIONE APPROVATA DAL FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TERRA E IL PAESAGGIO

Lo scorso 4 maggio si è tenuta a Bologna l'Assemblea Nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio - SALVIAMO IL PAESAGGIO, DIFENDIAMO I TERRITORI.

L'Assemblea ha approvato una Mozione che noi di Alba Martesana condividiamo pienamente, facciamo nostra e rilanciamo con forza, in quanto riteniamo indispensabile che tutte le Istituzioni agiscano ora per fermare il consumo di territorio e introdurre un nuovo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale e sociale.

Sono temi a cui lavoriamo da sempre e ora più che mai sono al centro della nostra azione politica.

Dalla crisi si esce attraverso una riconversione ecologica dell'economia, non attraverso la speculazione edilizia.

Trascriviamo qui sotto il testo della mozione.

Per qualsiasi informazione è possibile consultare il sito internet del Forum: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/



MOZIONE APPROVATA IL 4 maggio 2013 A BOLOGNA
DALL’ASSEMBLEA NAZIONALE
DEL FORUM SALVIAMO IL PAESAGGIO

Gli effetti della crisi ambientale, sociale, economica e finanziaria si sono esasperati nel corso dell'ultimo anno e mezzo, rendendo ancor più attuale e necessario il messaggio che abbiamo scelto di
racchiudere nel nome stesso della rete cui abbiamo dato vita nell'ottobre dell’anno 2011: “Salviamo il
paesaggio, difendiamo i territori”.

Per questo, le 911 organizzazioni aderenti al Forum italiano dei movimenti per la terra e il
paesaggio, che si è riunito a Bologna sabato 4 maggio 2013 per celebrare la sua terza assemblea
nazionale:

VOGLIONO ribadire con forza – chiedendo di condividere a tutti i livelli (politico, istituzionale,
associazionistico, privato) – il concetto che il suolo libero e il suolo fertile sono beni comuni degli
italiani, fondamento di tutte le funzioni ecosistemiche che stanno alla base della vita di ognuno,
dai quali si ricavano prima di tutto cibo, salute, sicurezza ambientale e bellezza, un immenso patrimonio culturale collettivo e condiviso, di questi tempi la più grande opportunità economica per la Nazione. Una risorsa insostituibile e non rinnovabile, sulla quale si può costruire il futuro del Paese e si possono creare tante opportunità di lavoro per le nuove generazioni;

VOGLIONO ribadire la necessità di considerare il valore assoluto ecologico-economico del suolo
libero e del suolo fertile;

VOGLIONO segnalare che il settore agricolo e il settore turistico, due grandi asset strategici del
Paese, generatori di cultura, benessere e ritorno economico, che sono stati troppo spesso relegati in
secondo piano da chi progetta il futuro dell’Italia, non possono prescindere dalla salvaguardia dei
territori liberi dal cemento, non consumati, non compromessi per sempre a scapito della collettività
per inseguire soltanto interessi privati.

INVITANO il governo a prendere atto che un ciclo economico fondato sul cemento che consuma nuovo suolo (libero e/o agricolo) è terminato, come ben evidenziano i dati sugli immobili costruiti negli ultimi anni e rimasti invenduti o mai immessi sul mercato (670mila, secondo Nomisma). Nel 2012 le
compravendite nel settore immobiliare sono state 444.018 e segnano un meno 25,8% rispetto al 2011
(Agenzia del territorio). Fatto 100 il dato del 2005, oggi l'indice misura 50 (fonte Banca d'Italia) e la
contrazione dei consumi di cemento tocca, a fine 2012, il meno 45% rispetto al “picco” del 2006, e un
meno 22% sul 2011 (Aitec), come confermato anche dalla scelta del principale operatore dell'industria
del cemento, che nell'ultima assemblea degli azionisti, a metà aprile, ha annunciato che ridurrà da 17 a 8 il numero degli impianti attivi sul territorio nazionale, consapevole di un trend ormai incontrovertibile.

CHIEDONO, pertanto, all'Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani), all'UPI (Unione della
Province italiane) e alle Regioni di affiancare i comitati locali di “Salviamo il paesaggio” nella richiesta a tutti i propri aderenti di portare avanti il “censimento del cemento”, secondo lo schema elaborato dal nostro Forum, utile a fornire uno strumento di valutazione che permetterà di verificare la congruità delle previsioni di nuovi insediamenti residenziali, industriali/artigianali e commerciali, e di garantirne la realizzazione solo dove essi siano davvero necessari.

INVITANO le amministrazioni comunali a voler valutare con grande attenzione la recente sentenza del
Consiglio di Stato (6656/2012) in merito alla non esistenza di “diritti edificatori” di suoli non ancora
edificati, che evidenzia la non sussistenza di alcun fondamento giuridico sulla cui base il proprietario di un terreno possa rivendicare un “diritto preesistente” (per altro già preceduta da numerosi altri casi
giurisprudenziali antecedenti). Ciò offre, inoltre, un corretto approccio al concetto di “pianificazione” in funzione dello sviluppo complessivo e armonico di un territorio, che tenga conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli (non in astratto ma in relazione alle effettive esigenze di abitazione della comunità ed alle concrete vocazioni dei luoghi) sia dei valori ambientali, paesaggistici, di salvaguardia delle funzioni ecologiche e dei servizi ecosistemici, delle esigenze di tutela della salute, delle esigenze economico-sociali della comunità radicata sul territorio;

IMPEGNANO, al contempo, il Governo a inserire nel calendario dei lavori parlamentari quanto prima
presso le commissioni competenti il ddl “Salva suoli”, per realizzarne - in particolare - i punti che
prevedono una moratoria triennale sul consumo di nuovo suolo agricolo e di ricondurre l'utilizzo
degli oneri di urbanizzazione alle proprie finalità originarie, togliendo queste entrate dalla capacità di
spesa corrente degli enti locali;

RICHIEDONO, contestualmente, di pensare ad una riforma del sistema fiscale finalizzata a premiare le entità e le attività che lavorano per la conservazione e la riproduzione delle risorse e del paesaggio e a penalizzare le entità e le attività che, al contrario, contribuiscono allo spoglio del Capitale Naturale e del paesaggio;

INVITANO lo stesso esecutivo a non considerare una risposta alla crisi gli investimenti in (nuove)
autostrade, da realizzare in larga parte facendo ricorso allo strumento del project financing; quello che
a prima vista è un (possibile) palliativo di fronte alla crisi dell'industria delle costruzioni rischia di
trasformarsi in un boomerang, dato che è manifesta l'incapacità di finanziamento di queste opere da
parte del sistema bancario privato, una incapacità che – come dimostrano gli esempi lombardi di TEEM e Bre.Be.Mi. – finisce col far gravare il costo delle opere sui risparmiatori (quelli che tengono il proprio denaro depositato in libretti postali e Bfp, che forniscono liquidità a Cassa depositi e prestiti, ad esempio). L'Italia non ha bisogno di 32 nuove autostrade (Altreconomia), né di meccanismi come lo sconto fiscale introdotto a fine 2012 dal governo Monti o i project bond, varati dallo stesso esecutivo nel tentativo di avviare a tutti i costi i cantieri di “grandi opere inutili e dannose”.

SOLLECITANO, dunque, la necessità di cambiare l’approccio nei confronti delle infrastrutture: da
strutture d’innesco di sviluppo a strutture che accompagnino lo sviluppo.

RITENGONO, in merito al project financing, necessaria una moratoria sull'apertura di ogni nuovo
cantiere fino alla firma del finanziamento, il cosiddetto “closing finanziario”, e richiedono un bilancio
costi-benefici serio, almeno a medio termine, che includa anche i servizi degli ecosistemi e del
paesaggio, alla base di qualsiasi proposta;

INVITANO, sempre in merito alle grandi opere, il Governo a considerare conclusa, e con esito
fallimentare, l'esperienza della legge Obiettivo, che negli anni ha visto lievitare il numero delle opere
incluse nella stessa, ma ha mostrato una scarsissima capacità di portarle a termine (secondo un
dossier del Wwf, dopo dieci anni, a metà 2011, il numero delle opere terminate era di 30 per un costo
complessivo di 4,467 miliardi di euro, che sono equivalenti ad un modestissimo 1% del valore
complessivo del Programma);

prendendo atto delle recenti dichiarazioni di autorevoli rappresentanti di primarie associazioni datoriali e sindacali (Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confcooperative e Fillea Cgil in primis) che sollecitano, concordemente con i nostri appelli, la necessità di riorientare il mercato edilizio verso il recupero del vasto stock immobiliare attualmente sfitto, vuoto o non utilizzato in luogo delle nuove edificazioni, INVITANO il mondo politico ed amministrativo a concentrarsi su una concreta valorizzazione del patrimonio esistente come leva sociale e anche economica - tenendo conto del sempre più urgente fabbisogno di edilizia residenziale pubblica e sociale, dunque, ponendo la pubblica amministrazione alla guida della fase di transizione senza condizionamenti da parte del libero mercato;

RICORDANO che la crisi economica attuale è anche frutto del "connubio perverso" tra finanza e
mercato immobiliare che ha trasformato le costruzioni in beni di investimento. La rendita passiva
in Italia copre il 32% del Pil (contro il 15% circa di economie più equilibrate) a scapito di settori
direttamente produttivi, della loro capacità di assorbire manodopera e di iniettare risorse attive nei
sistemi economici. Si continua a ritenere il "mattone" una leva di "crescita" mentre la grande quantità di invenduto mette in evidenza che è saltato il rapporto tra domanda e offerta e che continuare in questa direzione non può che aggravare la congiuntura negativa e allontanarci sempre più dallo sviluppo.

Vanno trovate soluzioni per limitare la rendita passiva e per controllare e redistribuire le plusvalenze
accumulate dall'immobiliare. La discussione sull'Imu, a scapito di interventi pubblici sull'occupazione o il welfare, non è che l'epilogo di una condizione dominata dalla rendita a scapito di impieghi produttivi delle risorse;

come conseguenza della contrazione negli investimenti in ambito infrastrutturale e nella produzione di
cemento, CHIEDONO di intervenire in modo adeguato in relazione al fabbisogno del materiale di
cava, promuovendo – laddove possibile – anche il riutilizzo del rifiuti proveniente da demolizioni,
oggi classificati come rifiuti speciali in modo “indifferenziato”;

SUGGERISCONO di dar corpo agli enunciati dell'Enea per il progetto di investire nel rendere più
efficienti il 35% degli edifici pubblici, consentendo il significativo avvio di una concreta attuazione di
politiche nazionali di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera, nonché un risparmio immediato di circa il 20% della bolletta attuale e favorire un effetto positivo sull’economia del paese, stimato in un incremento di circa lo 0,6% del PIL.

SUGGERISCONO di lasciare la strada delle “grandi opere” per dedicarsi alle “piccole opere” di
riconversione ecologica, di lotta al dissesto idrogeologico, di percorsi ciclabili panoramici attorno alle
bellezze della nostra Italia.

SALUTANO la nascita, oggi a Milano, della Rete per una #MobilitàNuova, esperienza cui hanno
aderito molte della realtà aderenti al Forum, e in particolare i molti comitati che si oppongono alla
realizzazione di nuove autostrade. Siamo convinti che un'alleanza tra pedoni, pedali e pendolari possa
portare il Paese fuori dal paradigma “autocentrico”, in particolare attraverso l'adozione di un nuovo
modello di valutazione del fabbisogno infrastrutturale del Paese, che vada a canalizzare le risorse
pubbliche disponibili verso tutti quegli interventi che favoriscono una mobilità di tipo “dolce”, nel rispetto delle funzioni degli ecosistemi e della valorizzazione del paesaggio.